Da otto mesi funziona così: quando lui le scrive qualcosa che non le va, lei entra in bagno e apre l'acqua bollente. Sotto il getto gli dice tutto, alzando il tono. Poi esce e scrive solo due parole.
La prima sera era stato lui a chiedere di prendere casa insieme. Lei sotto il getto aveva urlato "non sono pronta, smettila di chiedermelo". Uscita dal bagno gli aveva scritto "ci penso".
Adesso lui, quando manda un messaggio importante, si siede sul bordo del letto e aspetta il rumore del getto. Se dura più di dieci minuti sa già che quello che pensa davvero non lo sentirà mai.
Ha smesso di chiederle le cose a voce, davanti a lei: si blocca, cambia argomento, va a mettersi la crema. Le scrive per messaggio e basta, sperando che almeno lì si racconti per intero.
Sente chiudersi il rubinetto, prende il telefono, scrive una riga nel suo q.d.e. e lo rimette a faccia in giù. Undici righe da marzo, la terza questo mese. Nessuno in quella stanza sa cosa sta facendo.
Otto mesi fa, alla domanda sulla casa, lei aveva urlato "non sono pronta" sotto il getto e scritto "ci penso" a lui. Da allora ogni cosa vera resta lì, dietro quella porta, e a lui arrivano solo due parole.
Lei gli risponde solo dove l'acqua copre la voce. A lui arrivano sempre e solo due parole.