Terza volta in due anni. Tira fuori da sotto il letto la stessa borsa, l'adesivo dell'aeroporto ancora attaccato, mai staccato in sette mesi. La chiude con lo stesso gesto: prima le scarpe, poi i vestiti sopra, come fosse un rito, e lascia come sempre metà armadio vuoto, mentre si ripete sottovoce "questa volta vado davvero".
Due anni fa, la prima volta, lui l'aveva fermata sulla soglia: "dammi una settimana". La settimana non è mai arrivata a niente.
Da allora lui aspetta sempre lo stesso punto: il settimo gradino. La chiama da lì con una voce che non usa in nessun altro momento della giornata.
L'amica che le aveva offerto il divano l'ha chiamata tre volte l'anno scorso. Da sette mesi ha smesso, non risponde più nemmeno ai messaggi di lei.
Stanotte richiude il bagaglio a metà: mezzo armadio resta vuoto apposta da quattro mesi, pronto per la prossima volta che non partirà.
Due anni fa quel bagaglio l'aveva fatto per davvero, con l'idea di non tornare. Stanotte, alle 21:50, l'ha richiuso sentendo dalla cucina il rumore di lui che finiva di preparare la cena, sapendo già come sarebbe finita.
Il settimo gradino, sempre lo stesso punto, sempre la stessa voce: due anni dopo non è cambiato niente, tranne quante volte lei ha dovuto crederci di nuovo.