19:00. Il messaggio di lui risulta letto. Lei non risponde. L'apparecchio resta sul tavolo, a faccia in giù, vicino al piatto ancora caldo. Sono otto mesi che lui mangia guardando quello schermo invece che il piatto.
19:04. Lui lo gira per controllare. Niente. Lo rigira a faccia in giù, con lo stesso gesto di sempre, quello che ha ripetuto tante volte da farlo senza pensarci. Fuori piove forte contro i vetri, si sente solo quello.
20:15. Lei è in salotto, guarda la tv, tranquilla, come se non fosse successo niente. Lui prende il cellulare, scrive una riga nel suo q.d.e., minuscolo, senza spiegarlo a nessuno. Terza volta questo mese, undici righe da marzo. Lo rimette a faccia in giù. Nessuno in quella stanza sa cosa ha appena fatto.
21:40. Lui ordina la pizza che piace a lei, trentaquattro euro, la lascia sul tavolo. Lei la guarda e non la tocca. Non dice grazie, non dice niente. Lui prova a ricordare cosa ha fatto di sbagliato, va indietro nei giorni, non trova niente, ma si scusa lo stesso perché è più corto della lista dei dubbi.
22:50. Lui apre il dispositivo, scrive due frasi che chiedono spiegazioni, le rilegge, le cancella. Le ha già scritte e cancellate altre volte, sa già come va a finire se le manda. Ne scrive una sola: 'scusa'.
23:05. Lei risponde con un cuore. Non spiega niente. Lui va a dormire sul bordo del letto, senza toccarla, e sta sveglio a ripassare la giornata cercando il punto in cui ha sbagliato.
Il telefono girato a faccia in giù, il messaggio letto dalle sette, la scusa scritta alle undici senza sapere il motivo.